Issei Sagawa, storia di un cannibale



(di Cristiano Suriani)

Issei SagawaIssei Sagawa venne alla luce, a Tokyo, l’11 giugno 1949. Nacque prematuro e soffrì di carenza di ossigeno: un problema che spesso provoca danni al cervello. I primi due anni, a causa delle sue precarie condizioni, li passò, quasi sempre, in ospedale. Ristabilitosi tornò nella vita famigliare come si addice ad ogni bambino. Già a questa tenera età il piccolo Issei cominciò ad essere ossessionato dal cannibalismo. Lui stesso ricorda un gioco che, insieme al fratello, faceva con il padre e lo zio: quest’ultimo impersonava un mostro mangiatore di bambini che, dopo aver sconfitto il samurai buono, impersonato dal padre, prendeva i nipoti sottobraccio e correva per la casa con l’intenzione di trovare una pentola per cucinarli. Era un gioco innocente e divertente, ma Issei fa iniziare da questo gioco la sua ossessione per il cannibalismo. Questa orrenda pratica, non solo popolava i suoi sogni, notturni e diurni, ma influenzò anche le sue letture e la sua passione per l’horror, specie se prevedeva la consumazione di carne umana.

Con l’adolescenza, l’argomento acquistò un tono di appagamento sessuale. Issei, come confessò a quel tempo al fratello. Quando incontrava una bella ragazza provava l’impulso di mangiarla: il fratello non capì pensando solo ad una battuta, magari di cattivo gusto.

Molto intelligente, Issei era però fisicamente debole e spesso colpito da malattie. Durante il periodo scolastico era spesso preso in giro per la sua bruttezza, per la statura bassa e per l’aspetto gracile; commenti che lo segnarono profondamente. Già allora Issei cominciò a mostrare segni di squilibrio a tal punto che gli psichiatri lo definirono un elemento estremamente pericoloso. Sul come mai non venne preso nessun provvedimento a suo carico, visto il parere estremamente negativo degli psichiatri, è forse da spiegarsi con la figura del padre Akira, un uomo molto ricco e potente, che sedeva al vertice della Kurita Water Industries. Il padre non tardò a coprire, a suon di denaro, i problemi del figlio. Issei venne così mandato ad Osaka per terminare gli studi universitari. Nel 1980, dopo essere riuscito ad iscriversi all’Università de La Sorbonne, Issei si trasferì a Parigi per frequentare il corso di letteratura inglese.

Issei SagawaNella capitale francese poteva finalmente soddisfare le sue due grandi ossessioni: mangiare carne umana e le donne occidentali. Su ogni ragazza che incontrava, durante gli studi o in strada, ideava piani diabolici che però, per il momento, rimanevano nella sua mente; ma il desiderio di soddisfare la sua insana ossessione crebbe ogni giorno e alla fine dalla teoria passò alla pratica. Si procurò un fucile calibro 22 e ogni sera usciva di casa in cerca di prostitute.
Le portava a casa, ma, al momento cruciale, “mentre utilizzavano il bidet” come ha lui stesso sottolineato, non riusciva a premere il grilletto: la paura lo paralizzava. Decine di ragazze riuscirono così a salvarsi.

Nel suo corso c’era una ragazza olandese, Renèe Hartevelt, che catturò l’attenzione del giovane studente giapponese. Re&egravene era molto bella e alta; era una di quelle ragazze che Issei aveva sempre sognato. Con la scusa della preparazione all’esame, riuscì ad invitarla a casa sua e presto capì che lei era la persona giusta su cui poter finalmente soddisfare il chiodo fisso che lo perseguitava dall’adolescenza. Al primo appuntamento il tentativo di uccidere la ragazza fallì grazie al fucile che si inceppò, ma al secondo invito, mentre la ragazza era intenta a leggere una poesia tedesca, Issei Sagawa le sparò alla nuca uccidendola sul colpo.
Le nude parole non bastano a descrivere l’orrore dei giorni immediatamente successivi al delitto. Fece sesso con il cadavere e diede libero sfogo alla sua folle ossessione: mangiò carne umana proveniente da vari parti del corpo, altri pezzi li mise in frigorifero e altri li mangiò tostati o con l’aggiunta di sale e mostarda. Un folle delirio che durò quattro giorni.

Solo il 15 ottobre cominciò a pensare a come disfarsi della carcassa della giovane olandese. Infilò i resti in due grandi valigie che poi abbandonò nel Parco Bois de Boulogne. La maldestra operazione attirò l’attenzione di molti curiosi che presto chiamarono la polizia la quale, dopo avere svelato il macabro contenuto delle valigie, non tardò a risalire al giovane giapponese che era stato visto abbandonarle. Dopo l’arresto, Issei, che ammise subito le sue responsabilità, venne rinchiuso in un istituto psichiatrico a Villajuif.
I medici francesi, dopo aver accertata la sua insanità mentale, lo dichiararono incapace di poter affrontare un processo. Sorse un problema: il costo per le cure, per il resto della vita di Issei, era ritenuto troppo elevato per il sistema giudiziario francese. Questo indusse le autorità a decidere per la sua estradizione in Giappone. Probabilmente il ricco ed influente padre di Issei non fu del tutto estraneo a questo paradossale comportamento delle autorità francesi.

I colpi di scena non terminarono: in Giappone venne ricoverato nell’ospedale Matsuzawa di Tokyo dove fu riconosciuto sano e perfettamente in grado di sostenere un processo. Le autorità nipponiche cercarono, quindi, di imbastire un processo con l’accusa di omicidio della studentessa olandese; chiesero a Parigi l’invio della documentazione relativa al caso, ma dalla Francia non arrivò niente. Per i francesi sarebbe stata una sconfitta se Issei fosse stato processato e condannato dopo che loro l’avevano ritenuto inadatto a subire un processo.

Il 12 agosto 1986, nell’impossibilità di processarlo, e ritenutolo sano di mente, a Issei Sagawa venne restituita la libertà. Un cannibale, reo confesso di uno dei crimini più orrendi che la società umana possa concepire, era ora un uomo libero.

La morbosa curiosità del pubblico e dei mass-media era molto alta e Issei seppe approfittarne: in poco tempo divenne una celebrità in Giappone. Un anno dopo aver riacquistato la libertà, scrisse un libro, “In the Fog“, in cui descrisse minuziosamente la sua storia, compresi i terribili giorni dell’omicidio della povera studentessa olandese; il libro vendette 200.000 copie e venne accolto positivamente dai critici. Issei Sagawa non si negò mai ad interviste, ospitate in tv, richieste di vario genere; ogni volta era più che disponibile a
raccontare la sua vicenda e il suo atto di cannibalismo che lui ritenne sempre una cosa normalissima.
Partecipò pure ad alcuni film porno in cui spesso era chiamato a far rivivere l’orrore delle giornate parigine. Venne spesso chiamato, da varie testate, a commentare fatti di cronaca nera. Scrisse vari libri e, per una rivista giapponese, ricoprì addirittura il ruolo di critico gastronomico. Divenne anche pittore, specializzato in nudi femminili. Nel 1983, il complesso rock inglese dei Rolling Stones, gli dedicò la canzone “To Much Blood”.

A friend of mine was this Japanese, he had a girlfriend in Paris He asked to date her for 6 months and then, eventually, she said yes
(Too Much Blood – Rolling Stones)

Oggi Issei Sagawa è un signore benestante, un po’ anzianotto, anche simpatico, gentile e cordiale, che non disdegna di discutere del suo crimine nei vari talk show a cui viene invitato.

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